Le donne più note della scienza

Le donne più note della scienza

Ogni anno, l’11 febbraio, si celebra la Giornata internazionale delle donne e ragazze nella scienza, occasione in cui si menzionano e si ricordardano le donne che hanno cambiato le sorti della scienza nel mondo. Per secoli, infatti, il mondo scientifico è stato dominato dagli uomini e molte donne, pur avendo talento e competenze straordinarie, non hanno avuto accesso allo studio, alle università o ai laboratori di ricerca. In alcuni casi sono state protagoniste di scoperte rivoluzionarie, in altri hanno visto il proprio lavoro attribuito a colleghi uomini più favoriti dal contesto sociale e culturale. Talvolta si tratta di donne che hanno fatto grandi scoperte, oppure di donne che invece non si sono viste riconoscere quel che spettava loro, a vantaggio di colleghi uomini più “audaci” o semplicemente meno discriminati nella vita quotidiana. In alcuni casi si è trattato di donne insospettabili, che nella vita si dedicavano a tutt’altro, in altri di scienziate che ogni giorno hanno lavorato per ottenere risultati concreti nel loro campo di ricerca.
Ad ogni modo, è nostro dovere mantenere vivo il ricordo di tutte loro, non solo per l’importante contributo che hanno fornito al progresso scientifico, ma anche affinché ogni giorno siano fonte di ispirazione per le ragazze che mediante i loro studi e il loro lavoro aspirano a seguire le loro orme.

Fra le donne più celebri del mondo della scienza, ricordiamo Marie Curie, Rita Levi Montalcini, Fabiola Gianotti, Emmy Noëther, Maryam Mirzakhani e Samantha Cristoforetti.

Ogni anno, l’11 febbraio, si celebra la Giornata internazionale delle donne e ragazze nella scienza, occasione in cui si menzionano e si ricordardano le donne che hanno cambiato le sorti della scienza nel mondo. Per secoli, infatti, il mondo scientifico è stato dominato dagli uomini e molte donne, pur avendo talento e competenze straordinarie, non hanno avuto accesso allo studio, alle università o ai laboratori di ricerca. In alcuni casi sono state protagoniste di scoperte rivoluzionarie, in altri hanno visto il proprio lavoro attribuito a colleghi uomini più favoriti dal contesto sociale e culturale. Talvolta si tratta di donne che hanno fatto grandi scoperte, oppure di donne che invece non si sono viste riconoscere quel che spettava loro, a vantaggio di colleghi uomini più “audaci” o semplicemente meno discriminati nella vita quotidiana. In alcuni casi si è trattato di donne insospettabili, che nella vita si dedicavano a tutt’altro, in altri di scienziate che ogni giorno hanno lavorato per ottenere risultati concreti nel loro campo di ricerca.
Ad ogni modo, è nostro dovere mantenere vivo il ricordo di tutte loro, non solo per l’importante contributo che hanno fornito al progresso scientifico, ma anche affinché ogni giorno siano fonte di ispirazione per le ragazze che mediante i loro studi e il loro lavoro aspirano a seguire le loro orme.

Fra le donne più celebri del mondo della scienza, ricordiamo Marie Curie, Rita Levi Montalcini, Fabiola Gianotti, Emmy Noëther, Maryam Mirzakhani e Samantha Cristoforetti.

Marie Curie
Quando si parla di donne nella scienza, non si può non pensare a lei: Marie Curie.
Nata in Polonia e trasferitasi in Francia per poter studiare, riuscì ad affermarsi in un ambiente accademico fortemente maschilista.
Marie ricevette due volte il premio Nobel in due discipline scientifiche diverse: fisica e chimica.
Fu la prima donna ad ottenere una cattedra alla Sorbona, scoprì il radio e il polonio insieme a suo marito Pierre Curie, compagno di lavoro e di ricerca. I suoi studi sulla radioattività furono la base fondamentale per tutti quelli che sarebbero venuti negli anni successivi.

Rita Levi Montalcini
Orgoglio ed eccellenza italiana, Rita Levi Montalcini ha dedicato tutta la sua vita allo studio del cervello umano.
Negli anni cinquanta con le sue ricerche ha scoperto e identificato l’NGF, ovvero il fattore di accrescimento della fibra nervosa, che le ha valso nel 1986 il premio Nobel per la medicina. È stata la prima donna a essere ammessa alla Pontificia accademia delle scienze. Ha dovuto affrontare ostacoli enormi fin da subito: era ebrea e, durante il regime fascista, le leggi razziali le impedirono di frequentare l’università pubblicamente. Per fortuna, è riuscita a laurearsi in Medicina nel 1936, ma ha dovuto allestire un vero e proprio laboratorio clandestino nella sua camera da letto per continuare le sue ricerche sui sistemi nervosi degli embrioni di pollo. Dopo la guerra, la sua carriera è decollata. Si è trasferita negli Stati Uniti, lavorando per decenni alla Washington University di St. Louis. Lì, insieme al suo collega Stanley Cohen, ha fatto la scoperta che le è valsa il Premio Nobel per la Medicina nel 1986: l’identificazione del NGF, il Nerve Growth Factor. Questa proteina è fondamentale perché regola la crescita e la sopravvivenza delle cellule nervose. È stata una scoperta rivoluzionaria per la neurobiologia.

Fabiola Gianotti
Non possiamo non riportare tra i nominativi quello dell’attuale direttrice generale del CERN di Ginevra e prima donna a ricoprire questo ruolo.
Gianotti ha partecipato all’esperimento ATLAS, che vede impegnati 3000 studiosi, in gran parte fisici provenienti da 38 paesi di tutto il mondo, ed è considerato il più grande esperimento scientifico mai realizzato. Il 4 luglio 2012 ha annunciato presso l’auditorium del CERN, insieme a Joseph Incandela, la prima osservazione di una particella compatibile con il bosone di Higgs. Ricordare e valorizzare le donne nella scienza non significa solo rendere giustizia al passato, ma anche costruire un futuro più equo e inclusivo. Dare visibilità a questi esempi permette alle nuove generazioni di riconoscersi in modelli positivi e di credere nelle proprie capacità, indipendentemente dal genere.

Emmy Noëther
Amalie Emmy Noëther è stata una matematica tedesca di origine ebraica, riconosciuta come una delle figure più brillanti della matematica moderna. Visse in un periodo in cui alle donne era spesso negato perfino il diritto di insegnare ufficialmente all’università. Nonostante ciò, i suoi contributi furono talmente innovativi da essere riconosciuti da molti scienziati.
Infatti Albert Einstein e molti altri scienziati la considerarono il genio creativo più significativo nel campo della matematica dall’epoca in cui alle donne fu concesso l’accesso all’istruzione superiore. Cresciuta in una famiglia di matematici, Noëther mostrò fin da giovane una passione per lo studio e la ricerca, superando le difficoltà imposte ai tempi alle donne che desideravano intraprendere una carriera accademica. È passata alla storia come la “madre dell’algebra moderna” grazie ai suoi contributi fondamentali alla teoria degli anelli, all’algebra astratta e alla teoria degli ideali, che hanno trasformato la matematica pura introducendo un livello di astrazione e generalità senza precedenti. I suoi lavori fornirono strumenti essenziali per comprendere le strutture algebriche in modo unificato e coerente, influenzando generazioni di matematici successivi.
Emmy Noëther divenne celebre anche in fisica per il Teorema di Noether, formulato nel 1918, stabilendo un legame profondo tra le simmetrie di un sistema fisico e le leggi di conservazione. Questo teorema ha dimostrato che ad ogni simmetria continua di un sistema fisico corrisponde una legge di conservazione, spiegando in maniera elegante e fondamentale perché l’energia, la quantità di moto e il momento angolare sono conservati in natura. La sua scoperta ebbe un impatto duraturo sulla meccanica classica, sulla relatività generale e sulla fisica moderna, diventando un pilastro della comprensione teorica dei fenomeni naturali.
Nonostante le sue eccezionali capacità e riconoscimenti, Emmy Noëther dovette affrontare numerose difficoltà a causa del suo essere donna e della sua origine ebraica. Lavorò inizialmente senza stipendio e ottenne pieno riconoscimento accademico solo dopo anni di impegno. Nel 1933, a causa delle leggi razziali naziste, dovette lasciare la Germania e si trasferì negli Stati Uniti, dove continuò a insegnare matematica al Bryn Mawr College fino alla sua morte avvenuta il 14 aprile 1935.
Noëther non solo ha aperto nuovi orizzonti nella matematica e nella fisica, ma ha anche rappresentato un simbolo di perseveranza e genialità in un’epoca in cui le donne erano fortemente svantaggiate nel mondo accademico. Il suo lavoro continua a essere studiato e applicato oggi, confermandola come una delle menti più influenti della scienza del XX secolo.

Maryam Mirzakhani
Maryam Mirzakhani era una matematica iraniana e professoressa di matematica alla Stanford University. Al liceo, Maryam e la sua migliore amica sono diventate le prime donne iraniane a qualificarsi per le Olimpiadi della matematica.
Maryam è stata l’unica donna a essere mai stata insignita della prestigiosa medaglia Fields,
un riconoscimento talmente importante da essere comunemente definito il “Nobel” per la matematica. Nel 1936, nessuna donna l’aveva mai vinta. Al momento dell’assegnazione della medaglia Fileds, nel 2004, ha dichiarato: “È un grande onore. Spero che questo incoraggi le giovani scienziate e matematiche donne. Sono sicura che nei prossimi anni molte altre donne vinceranno questo tipo di premi”. E’ stata una delle più grandi matematiche della sua generazione, fornendo contributi eccezionali allo studio della dinamica e della geometria di oggetti matematici chiamati superfici di Riemann. Il suo lavoro ha avuto un enorme impatto nel plasmare il suo campo e ha aperto nuove frontiere di ricerca che stanno appena iniziando ad essere esplorate. Ci mostra che, anche le donne possono essere modelli e aprire la strada con le loro scoperte.

Samantha Cristoforetti
Samantha Cristoforetti è una delle figure scientifiche italiane più conosciute a livello internazionale.
Nata a Milano e cresciuta in Trentino, ha studiato in Italia, negli Stati Uniti d’America e in Germania, dove si è laureata in Ingegneria Aerospaziale a Monaco di Baviera. Nel 2001 ha iniziato la sua carriera come pilota dell’Accademia aeronautica di Pozzuoli, arrivando a ricoprire il ruolo di capitano. Si è poi specializzata negli Stati Uniti d’America con il programma Euronato Join Jet Pilot Training diventando pilota di guerra. Nel 2009 è stata selezionata per il programma di addestramento degli astronauti dell’E.S.A: è stata la prima donna italiana e terza europea in assoluto. Con la missione spaziale, la Cristoforetti ha ottenuto il record europeo e il record femminile di permanenza nello spazio in un singolo volo. Nella sua vita si è occupata soprattutto di indagare il comportamento dell’organismo umano in assenza di gravità. A fine 2019 è emerso che la Cristoforetti ha deciso di lasciare l’aeronautica militare, ma continuerà comunque a far parte dell’E.S.A. e che tornerà nello spazio in una delle prossime missioni.

Marie Curie
Quando si parla di donne nella scienza, non si può non pensare a lei: Marie Curie.
Nata in Polonia e trasferitasi in Francia per poter studiare, riuscì ad affermarsi in un ambiente accademico fortemente maschilista.
Marie ricevette due volte il premio Nobel in due discipline scientifiche diverse: fisica e chimica.
Fu la prima donna ad ottenere una cattedra alla Sorbona, scoprì il radio e il polonio insieme a suo marito Pierre Curie, compagno di lavoro e di ricerca. I suoi studi sulla radioattività furono la base fondamentale per tutti quelli che sarebbero venuti negli anni successivi.

Ogni anno, l’11 febbraio, si celebra la Giornata internazionale delle donne e ragazze nella scienza, occasione in cui si menzionano e si ricordardano le donne che hanno cambiato le sorti della scienza nel mondo. Per secoli, infatti, il mondo scientifico è stato dominato dagli uomini e molte donne, pur avendo talento e competenze straordinarie, non hanno avuto accesso allo studio, alle università o ai laboratori di ricerca. In alcuni casi sono state protagoniste di scoperte rivoluzionarie, in altri hanno visto il proprio lavoro attribuito a colleghi uomini più favoriti dal contesto sociale e culturale. Talvolta si tratta di donne che hanno fatto grandi scoperte, oppure di donne che invece non si sono viste riconoscere quel che spettava loro, a vantaggio di colleghi uomini più “audaci” o semplicemente meno discriminati nella vita quotidiana. In alcuni casi si è trattato di donne insospettabili, che nella vita si dedicavano a tutt’altro, in altri di scienziate che ogni giorno hanno lavorato per ottenere risultati concreti nel loro campo di ricerca.
Ad ogni modo, è nostro dovere mantenere vivo il ricordo di tutte loro, non solo per l’importante contributo che hanno fornito al progresso scientifico, ma anche affinché ogni giorno siano fonte di ispirazione per le ragazze che mediante i loro studi e il loro lavoro aspirano a seguire le loro orme.

Fra le donne più celebri del mondo della scienza, ricordiamo Marie Curie, Rita Levi Montalcini, Fabiola Gianotti, Emmy Noëther, Maryam Mirzakhani e Samantha Cristoforetti.

Marie Curie
Quando si parla di donne nella scienza, non si può non pensare a lei: Marie Curie.
Nata in Polonia e trasferitasi in Francia per poter studiare, riuscì ad affermarsi in un ambiente accademico fortemente maschilista.
Marie ricevette due volte il premio Nobel in due discipline scientifiche diverse: fisica e chimica.
Fu la prima donna ad ottenere una cattedra alla Sorbona, scoprì il radio e il polonio insieme a suo marito Pierre Curie, compagno di lavoro e di ricerca. I suoi studi sulla radioattività furono la base fondamentale per tutti quelli che sarebbero venuti negli anni successivi.

Rita Levi Montalcini
Orgoglio ed eccellenza italiana, Rita Levi Montalcini ha dedicato tutta la sua vita allo studio del cervello umano.
Negli anni cinquanta con le sue ricerche ha scoperto e identificato l’NGF, ovvero il fattore di accrescimento della fibra nervosa, che le ha valso nel 1986 il premio Nobel per la medicina. È stata la prima donna a essere ammessa alla Pontificia accademia delle scienze. Ha dovuto affrontare ostacoli enormi fin da subito: era ebrea e, durante il regime fascista, le leggi razziali le impedirono di frequentare l’università pubblicamente. Per fortuna, è riuscita a laurearsi in Medicina nel 1936, ma ha dovuto allestire un vero e proprio laboratorio clandestino nella sua camera da letto per continuare le sue ricerche sui sistemi nervosi degli embrioni di pollo. Dopo la guerra, la sua carriera è decollata. Si è trasferita negli Stati Uniti, lavorando per decenni alla Washington University di St. Louis. Lì, insieme al suo collega Stanley Cohen, ha fatto la scoperta che le è valsa il Premio Nobel per la Medicina nel 1986: l’identificazione del NGF, il Nerve Growth Factor. Questa proteina è fondamentale perché regola la crescita e la sopravvivenza delle cellule nervose. È stata una scoperta rivoluzionaria per la neurobiologia.

Fabiola Gianotti
Non possiamo non riportare tra i nominativi quello dell’attuale direttrice generale del CERN di Ginevra e prima donna a ricoprire questo ruolo.
Gianotti ha partecipato all’esperimento ATLAS, che vede impegnati 3000 studiosi, in gran parte fisici provenienti da 38 paesi di tutto il mondo, ed è considerato il più grande esperimento scientifico mai realizzato. Il 4 luglio 2012 ha annunciato presso l’auditorium del CERN, insieme a Joseph Incandela, la prima osservazione di una particella compatibile con il bosone di Higgs. Ricordare e valorizzare le donne nella scienza non significa solo rendere giustizia al passato, ma anche costruire un futuro più equo e inclusivo. Dare visibilità a questi esempi permette alle nuove generazioni di riconoscersi in modelli positivi e di credere nelle proprie capacità, indipendentemente dal genere.

Emmy Noëther
Amalie Emmy Noëther è stata una matematica tedesca di origine ebraica, riconosciuta come una delle figure più brillanti della matematica moderna. Visse in un periodo in cui alle donne era spesso negato perfino il diritto di insegnare ufficialmente all’università. Nonostante ciò, i suoi contributi furono talmente innovativi da essere riconosciuti da molti scienziati.
Infatti Albert Einstein e molti altri scienziati la considerarono il genio creativo più significativo nel campo della matematica dall’epoca in cui alle donne fu concesso l’accesso all’istruzione superiore. Cresciuta in una famiglia di matematici, Noëther mostrò fin da giovane una passione per lo studio e la ricerca, superando le difficoltà imposte ai tempi alle donne che desideravano intraprendere una carriera accademica. È passata alla storia come la “madre dell’algebra moderna” grazie ai suoi contributi fondamentali alla teoria degli anelli, all’algebra astratta e alla teoria degli ideali, che hanno trasformato la matematica pura introducendo un livello di astrazione e generalità senza precedenti. I suoi lavori fornirono strumenti essenziali per comprendere le strutture algebriche in modo unificato e coerente, influenzando generazioni di matematici successivi.
Emmy Noëther divenne celebre anche in fisica per il Teorema di Noether, formulato nel 1918, stabilendo un legame profondo tra le simmetrie di un sistema fisico e le leggi di conservazione. Questo teorema ha dimostrato che ad ogni simmetria continua di un sistema fisico corrisponde una legge di conservazione, spiegando in maniera elegante e fondamentale perché l’energia, la quantità di moto e il momento angolare sono conservati in natura. La sua scoperta ebbe un impatto duraturo sulla meccanica classica, sulla relatività generale e sulla fisica moderna, diventando un pilastro della comprensione teorica dei fenomeni naturali.
Nonostante le sue eccezionali capacità e riconoscimenti, Emmy Noëther dovette affrontare numerose difficoltà a causa del suo essere donna e della sua origine ebraica. Lavorò inizialmente senza stipendio e ottenne pieno riconoscimento accademico solo dopo anni di impegno. Nel 1933, a causa delle leggi razziali naziste, dovette lasciare la Germania e si trasferì negli Stati Uniti, dove continuò a insegnare matematica al Bryn Mawr College fino alla sua morte avvenuta il 14 aprile 1935.
Noëther non solo ha aperto nuovi orizzonti nella matematica e nella fisica, ma ha anche rappresentato un simbolo di perseveranza e genialità in un’epoca in cui le donne erano fortemente svantaggiate nel mondo accademico. Il suo lavoro continua a essere studiato e applicato oggi, confermandola come una delle menti più influenti della scienza del XX secolo.

Maryam Mirzakhani
Maryam Mirzakhani era una matematica iraniana e professoressa di matematica alla Stanford University. Al liceo, Maryam e la sua migliore amica sono diventate le prime donne iraniane a qualificarsi per le Olimpiadi della matematica.
Maryam è stata l’unica donna a essere mai stata insignita della prestigiosa medaglia Fields,
un riconoscimento talmente importante da essere comunemente definito il “Nobel” per la matematica. Nel 1936, nessuna donna l’aveva mai vinta. Al momento dell’assegnazione della medaglia Fileds, nel 2004, ha dichiarato: “È un grande onore. Spero che questo incoraggi le giovani scienziate e matematiche donne. Sono sicura che nei prossimi anni molte altre donne vinceranno questo tipo di premi”. E’ stata una delle più grandi matematiche della sua generazione, fornendo contributi eccezionali allo studio della dinamica e della geometria di oggetti matematici chiamati superfici di Riemann. Il suo lavoro ha avuto un enorme impatto nel plasmare il suo campo e ha aperto nuove frontiere di ricerca che stanno appena iniziando ad essere esplorate. Ci mostra che, anche le donne possono essere modelli e aprire la strada con le loro scoperte.

Samantha Cristoforetti
Samantha Cristoforetti è una delle figure scientifiche italiane più conosciute a livello internazionale.
Nata a Milano e cresciuta in Trentino, ha studiato in Italia, negli Stati Uniti d’America e in Germania, dove si è laureata in Ingegneria Aerospaziale a Monaco di Baviera. Nel 2001 ha iniziato la sua carriera come pilota dell’Accademia aeronautica di Pozzuoli, arrivando a ricoprire il ruolo di capitano. Si è poi specializzata negli Stati Uniti d’America con il programma Euronato Join Jet Pilot Training diventando pilota di guerra. Nel 2009 è stata selezionata per il programma di addestramento degli astronauti dell’E.S.A: è stata la prima donna italiana e terza europea in assoluto. Con la missione spaziale, la Cristoforetti ha ottenuto il record europeo e il record femminile di permanenza nello spazio in un singolo volo. Nella sua vita si è occupata soprattutto di indagare il comportamento dell’organismo umano in assenza di gravità. A fine 2019 è emerso che la Cristoforetti ha deciso di lasciare l’aeronautica militare, ma continuerà comunque a far parte dell’E.S.A. e che tornerà nello spazio in una delle prossime missioni.

Rita Levi Montalcini
Orgoglio ed eccellenza italiana, Rita Levi Montalcini ha dedicato tutta la sua vita allo studio del cervello umano.
Negli anni cinquanta con le sue ricerche ha scoperto e identificato l’NGF, ovvero il fattore di accrescimento della fibra nervosa, che le ha valso nel 1986 il premio Nobel per la medicina. È stata la prima donna a essere ammessa alla Pontificia accademia delle scienze. Ha dovuto affrontare ostacoli enormi fin da subito: era ebrea e, durante il regime fascista, le leggi razziali le impedirono di frequentare l’università pubblicamente. Per fortuna, è riuscita a laurearsi in Medicina nel 1936, ma ha dovuto allestire un vero e proprio laboratorio clandestino nella sua camera da letto per continuare le sue ricerche sui sistemi nervosi degli embrioni di pollo. Dopo la guerra, la sua carriera è decollata. Si è trasferita negli Stati Uniti, lavorando per decenni alla Washington University di St. Louis. Lì, insieme al suo collega Stanley Cohen, ha fatto la scoperta che le è valsa il Premio Nobel per la Medicina nel 1986: l’identificazione del NGF, il Nerve Growth Factor. Questa proteina è fondamentale perché regola la crescita e la sopravvivenza delle cellule nervose. È stata una scoperta rivoluzionaria per la neurobiologia.

Fabiola Gianotti
Non possiamo non riportare tra i nominativi quello dell’attuale direttrice generale del CERN di Ginevra e prima donna a ricoprire questo ruolo.
Gianotti ha partecipato all’esperimento ATLAS, che vede impegnati 3000 studiosi, in gran parte fisici provenienti da 38 paesi di tutto il mondo, ed è considerato il più grande esperimento scientifico mai realizzato. Il 4 luglio 2012 ha annunciato presso l’auditorium del CERN, insieme a Joseph Incandela, la prima osservazione di una particella compatibile con il bosone di Higgs. Ricordare e valorizzare le donne nella scienza non significa solo rendere giustizia al passato, ma anche costruire un futuro più equo e inclusivo. Dare visibilità a questi esempi permette alle nuove generazioni di riconoscersi in modelli positivi e di credere nelle proprie capacità, indipendentemente dal genere.

Emmy Noëther
Amalie Emmy Noëther è stata una matematica tedesca di origine ebraica, riconosciuta come una delle figure più brillanti della matematica moderna. Visse in un periodo in cui alle donne era spesso negato perfino il diritto di insegnare ufficialmente all’università. Nonostante ciò, i suoi contributi furono talmente innovativi da essere riconosciuti da molti scienziati.
Infatti Albert Einstein e molti altri scienziati la considerarono il genio creativo più significativo nel campo della matematica dall’epoca in cui alle donne fu concesso l’accesso all’istruzione superiore. Cresciuta in una famiglia di matematici, Noëther mostrò fin da giovane una passione per lo studio e la ricerca, superando le difficoltà imposte ai tempi alle donne che desideravano intraprendere una carriera accademica. È passata alla storia come la “madre dell’algebra moderna” grazie ai suoi contributi fondamentali alla teoria degli anelli, all’algebra astratta e alla teoria degli ideali, che hanno trasformato la matematica pura introducendo un livello di astrazione e generalità senza precedenti. I suoi lavori fornirono strumenti essenziali per comprendere le strutture algebriche in modo unificato e coerente, influenzando generazioni di matematici successivi.
Emmy Noëther divenne celebre anche in fisica per il Teorema di Noether, formulato nel 1918, stabilendo un legame profondo tra le simmetrie di un sistema fisico e le leggi di conservazione. Questo teorema ha dimostrato che ad ogni simmetria continua di un sistema fisico corrisponde una legge di conservazione, spiegando in maniera elegante e fondamentale perché l’energia, la quantità di moto e il momento angolare sono conservati in natura. La sua scoperta ebbe un impatto duraturo sulla meccanica classica, sulla relatività generale e sulla fisica moderna, diventando un pilastro della comprensione teorica dei fenomeni naturali.
Nonostante le sue eccezionali capacità e riconoscimenti, Emmy Noëther dovette affrontare numerose difficoltà a causa del suo essere donna e della sua origine ebraica. Lavorò inizialmente senza stipendio e ottenne pieno riconoscimento accademico solo dopo anni di impegno. Nel 1933, a causa delle leggi razziali naziste, dovette lasciare la Germania e si trasferì negli Stati Uniti, dove continuò a insegnare matematica al Bryn Mawr College fino alla sua morte avvenuta il 14 aprile 1935.
Noëther non solo ha aperto nuovi orizzonti nella matematica e nella fisica, ma ha anche rappresentato un simbolo di perseveranza e genialità in un’epoca in cui le donne erano fortemente svantaggiate nel mondo accademico. Il suo lavoro continua a essere studiato e applicato oggi, confermandola come una delle menti più influenti della scienza del XX secolo.

Maryam Mirzakhani
Maryam Mirzakhani era una matematica iraniana e professoressa di matematica alla Stanford University. Al liceo, Maryam e la sua migliore amica sono diventate le prime donne iraniane a qualificarsi per le Olimpiadi della matematica.
Maryam è stata l’unica donna a essere mai stata insignita della prestigiosa medaglia Fields,
un riconoscimento talmente importante da essere comunemente definito il “Nobel” per la matematica. Nel 1936, nessuna donna l’aveva mai vinta. Al momento dell’assegnazione della medaglia Fileds, nel 2004, ha dichiarato: “È un grande onore. Spero che questo incoraggi le giovani scienziate e matematiche donne. Sono sicura che nei prossimi anni molte altre donne vinceranno questo tipo di premi”. E’ stata una delle più grandi matematiche della sua generazione, fornendo contributi eccezionali allo studio della dinamica e della geometria di oggetti matematici chiamati superfici di Riemann. Il suo lavoro ha avuto un enorme impatto nel plasmare il suo campo e ha aperto nuove frontiere di ricerca che stanno appena iniziando ad essere esplorate. Ci mostra che, anche le donne possono essere modelli e aprire la strada con le loro scoperte.

Samantha Cristoforetti
Samantha Cristoforetti è una delle figure scientifiche italiane più conosciute a livello internazionale.
Nata a Milano e cresciuta in Trentino, ha studiato in Italia, negli Stati Uniti d’America e in Germania, dove si è laureata in Ingegneria Aerospaziale a Monaco di Baviera. Nel 2001 ha iniziato la sua carriera come pilota dell’Accademia aeronautica di Pozzuoli, arrivando a ricoprire il ruolo di capitano. Si è poi specializzata negli Stati Uniti d’America con il programma Euronato Join Jet Pilot Training diventando pilota di guerra. Nel 2009 è stata selezionata per il programma di addestramento degli astronauti dell’E.S.A: è stata la prima donna italiana e terza europea in assoluto. Con la missione spaziale, la Cristoforetti ha ottenuto il record europeo e il record femminile di permanenza nello spazio in un singolo volo. Nella sua vita si è occupata soprattutto di indagare il comportamento dell’organismo umano in assenza di gravità. A fine 2019 è emerso che la Cristoforetti ha deciso di lasciare l’aeronautica militare, ma continuerà comunque a far parte dell’E.S.A. e che tornerà nello spazio in una delle prossime missioni.

Le storie di queste donne dimostrano come la scienza non sia solo fatta di formule, esperimenti e scoperte, ma anche e soprattutto di persone, di scelte coraggiose e di battaglie contro pregiudizi e discriminazioni. Ognuna di loro, in epoche e contesti diversi, ha contribuito in modo decisivo allo sviluppo della conoscenza umana, lasciando un’eredità che continua a influenzare la ricerca scientifica ancora oggi.
Ricordare e valorizzare le donne nella scienza non significa solo rendere giustizia al passato, ma anche costruire un futuro più equo e inclusivo. Dare visibilità a questi esempi permette alle nuove generazioni di riconoscersi in modelli positivi e di credere nelle proprie capacità, indipendentemente dal genere.

Sofia Dispenza

Francesca Maria Castiglione

Vittoria Tripi

Aurora Tripi

Elena Dispenza

Alessia Costa

Chiara Alongi

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