Comunità LGBT+ e Pride Month: tutto ciò che c’è da sapere

Comunità LGBT+ e Pride Month: tutto ciò che c’è da sapere

A giugno per il mondo inizia il Pride Month, ossia il mese in cui si celebra l’orgoglio della comunità LGBTQIA+. In pochi conoscono l’origine, il significato della celebrazione e il perché proprio giugno.

Cosa significa LGBTQIA+?

La sigla indica Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender, Queer, Intersessuali e Asessuali, con le ultime tre aggiunte alla sigla solo negli ultimi anni. Il segno più alla fine rappresenta tutti gli altri generi meno definibili, per garantire massima inclusività. Di pregiudizi e falsi miti sul Pride ne circolano sin troppi: vediamo dunque di fare chiarezza su cosa sia il Pride, quali siano le sue origini e i suoi sviluppi e le parole chiave di questo evento pacifico e colorato.

Tra Stonewall e San Francisco

La notte del 28 giugno 1969 allo Stonewall Inn, celebre locale notturno di Greenwich Village, un quartiere di New York, si verificò un evento epocale. Solitamente, il locale era frequentato da numerosi uomini gay, ma anche da diverse persone crossdresser, drag queen e trans. Spesso, le retate della Polizia facevano piazza pulita di tutte le soggettività “scomode”, per le quali passare ogni tanto una notte in cella era ormai routine, con la scusa che stessero violando la legge dello stato di New York che impediva di presentarsi in pubblico con un “unnatural attire” (cioè un aspetto non consono a ciò che la natura prevedeva per quell’individuo).

Ma quella notte fu differente. Il popolo dello Stonewall Inn decise di reagire all’ennesimo ingiusto blitz degli uomini in divisa: ne scaturì una rivolta che richiese l’intervento di pattuglie di rinforzo, con le persone queer impegnate a difendersi dagli agenti a colpi di tazzine da caffè, boccali di vetro e scarpe con i tacchi. I cosiddetti moti di Stonewall segnarono ufficialmente l’inizio della stagione della presa di coscienza e delle rivendicazioni delle persone omosessuali e trans. Per vederle marciare per le strade, però, bisognerà attendere quasi un decennio.Il 25 giugno 1978, a San Francisco, si tenne una manifestazione chiamata San Francisco Gay Freedom Pride Parade, composta da una parata molto vivace e colorata per le strade della città con l’obiettivo di rivendicare il diritto all’esistenza e alla libera performazione del proprio orientamento sessuale per ogni persona. Durante questo evento, il veterano dello U. S. Army, attivista e artista Gilbert Baker creò la cosiddetta Rainbow Flag cucendo insieme alcune strisce di tessuto colorato e sventolando il vessillo durante la marcia. Baker ideò questa bandiera su esplicita richiesta del primo uomo politico statunitense dichiaratamente omosessuale, Harvey Milk. A partire da quel momento, il sostantivo arcobaleno ha lentamente acquisito una connotazione LGBTQIA+ che prima gli era sconosciuta, e sempre a partire da quel momento le persone omosessuali, trans e queer hanno iniziato a percepirsi come comunità politica, facendo propria la sigla originale a quattro elementi LGBT e usandola come simbolo di lotta.

Quello di San Francisco può considerarsi il primo Gay Pride organizzato e politicizzato nella storia, ma siamo ancora a molta distanza dal Pride come evento inclusivo. Tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, infatti, non è un mistero che le principali rivendicazioni politiche e sociali venissero portate avanti dagli uomini cisgender gay e tendenzialmente bianchi.In parole povere, una parte importante di quella che sarà la comunità LGBTQIA+ era ancora quasi del tutto esclusa dalle rivendicazioni, e ancora subiva fortissime pressioni sociali e viveva uno stile di vita accidentato: le persone queer, le persone trans, le stesse donne cisgender lesbiche avevano pochissimo se non nessuno spazio pubblico di dibattito. Ciò ci viene testimoniato in modo potente anche dal nome: Gay Freedom Pride Parade, sfilata per l’orgoglio e la libertà dei gay.

L’Italia e il Gay Pride

Nel 1980 a Giarre, in Sicilia, due ragazzi omosessuali e innamorati furono uccisi con un colpo di pistola (storia raccontata anche dal film di Beppe Fiorello Stranizza d’amuri). Sull’onda emotiva di questo crudele delitto, si formò a Palermo il primo nucleo di quella che sarebbe poi diventata l’associazione Arcigay: quest’ultima nacque attorno alla figura di (don) Marco Bisceglia, ex sacerdote progressista successivamente sospeso a divinis.Il 28 giugno 1981 venne celebrata la prima Festa dell’orgoglio omosessuale per le strade di Palermo. Anche in questo caso, il gruppo principale dell’associazione e le persone partecipanti alla festa di strada erano piuttosto omogenei tra loro: uomini bianchi cisgender omosessuali.Il primo Gay Pride nazionale ufficiale fu organizzato, però, soltanto nel 1994 per le strade di Roma, promosso in particolare dalle attiviste Imma Battaglia e Vladimir Luxuria. Al tempo, la manifestazione si chiamava ancora Gay Pride.Nella seconda metà degli anni Novanta, grazie a questa iniziativa, diverse città iniziarono a ospitare la manifestazione con una cadenza annuale.Nel 2000, in concomitanza con il Giubileo cattolico promosso da Papa Giovanni Paolo II, Roma ospitò il World Pride, cioè il Pride mondiale. La scelta della sovrapposizione non fu affatto casuale: l’obiettivo era precisamente quello di ottenere la massima visibilità e di far passare l’importante messaggio “Io esisto e ho diritto quanto te a credere in ciò che voglio”.

Dall’orgoglio gay all’orgoglio di tuttə

Per tutto il primo decennio degli anni Duemila e anche oltre, le manifestazioni del Gay Pride in Italia hanno mantenuto una struttura ben precisa. La parata veniva organizzata ogni anno in un’unica città, che forniva il proprio patrocinio e metteva a disposizione gli spazi pubblici necessari per la sfilata e gli eventi connessi.Dal 2014, però, si è sviluppata una nuova sensibilità che ha avuto conseguenze anche sul piano linguistico. L’evento ha modificato format e impostazione, e quindi anche denominazione.Innanzitutto, il grande evento concentrato in un’unica città italiana si è frammentato, dando vita a tante manifestazioni locali. Generalmente, le città molto vicine evitano di organizzarle nello stesso momento, per dare la possibilità a chiunque di partecipare entrambi gli eventi.Inoltre, da Gay Pride è diventato semplicemente Pride, dando vita al movimento “Onda Pride”: l’evento deve, infatti, diventare parte di un’onda che attraversa l’Italia con manifestazioni arcobaleno distribuite per tutto il mese di giugno.Possiamo osservare che si è persa la prima parte della locuzione Gay Pride, e ci è rimasto soltanto Pride, orgoglio. Orgoglio di essere chi? Chiunque.Il processo linguistico che consiste nell’eliminazione di una parte di un’espressione straniera si chiama “decurtazione di un prestito”. In pratica, prendiamo un termine da un’altra lingua, in questo caso l’inglese, e lo facciamo nostro; successivamente se ci appare troppo lungo, ne eliminiamo una parte. Si è scelto consapevolmente di rinunciare a Gay per far spazio a tutte le altre soggettività, un tempo un po’ messe da parte, se non deliberatamente escluse.Adesso possiamo camminare insieme e non abbiamo più scuse: il Pride riguarda tutti direttamente, anche se non facciamo parte della comunità. Perché i diritti anche di una sola persona sono sempre diritti umani.Il Pride oggi non è più solo una sfilata o una manifestazione, ma è il grido collettivo di chi, per troppo tempo, ha dovuto nascondere la sua vera identità e sessualità. È diventato un modo per chiunque si senta diverso o solo.

Sofia Dispenza

Elena Dispenza

Vittoria Tripi

Marianna Falcone

Francesca Maria Castiglione

Aurora Tripi

Eleonora Canalini

Federica Rumore

Gabriele Sinastra

Sebastiano Todaro

Vanessa Taulli

Silvia Sagrì

Gabriele Vallone

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